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Anoressia Nervosa: suggerimenti per affrontare il disturbo

  • Immagine del redattore: dott.ssa Noemi Taddio
    dott.ssa Noemi Taddio
  • 14 mag 2020
  • Tempo di lettura: 8 min

L'Anoressia Nervosa è, insieme alla Bulimia, uno dei principali Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). In particolare si caratterizza per un significativo rifiuto del cibo, accompagnato dall'intensa paura di aumentare di peso e da una valutazione e percezione alterata della forma del corpo.


Per affrontare un possibile Disturbo del Comportamento Alimentare è bene rivolgersi immediatamente ad un professionista del settore: chiedere una consulenza al proprio medico di base, rivolgersi poi ad uno psicologo o uno psichiatra. La cosa più importante da fare è creare una rete di sostegno e di supporto attorno a questi pazienti, perché si sentano accolti e aiutati su tutti i fronti.

Pur non volendo sostituirci ad un percorso mirato, esaustivo svolto tramite i diversi servizi sanitari, vogliamo fornire alcune indicazioni e suggerimenti utili ad affrontare le componenti più evidenti del disturbo.


Sintomatologia e diagnosi

I criteri diagnostici per l’anoressia nervosa sono i seguenti:

· restrizione nell’assunzione di calorie e di cibo;

· peso corporeo significativamente basso, inferiore al minimo normale per l'età ed il sesso (cioè IMC <18,5) o, per i bambini e gli adolescenti, inferiore a quello minimo atteso (cioè < 5° percentile);

· intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare;

· alterazione della rappresentazione mentale delle forme e del peso corporeo;

· eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui propri livelli di autostima;

· persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso.



Risvolti alimentari

La prima fase della terapia di riabilitazione di un Disturbo Alimentare si fonda sulla possibilità da parte del paziente di riprendere buona parte del peso corporeo. Sin dalle prime fasi è dunque necessario rivolgersi ad un professionista: nutrizionista o dietologo, per consentire al paziente di guadagnare peso in una situazione di assoluta sicurezza. Spesso infatti, nello sforzo di mangiare di più, il paziente incorre in gradevoli sensazioni di gonfiore allo stomaco, crampi, nausee, che generano conseguenti sensi di colpa, frustrazione, paura e senso di fallimento, che lo spingono nuovamente nelle sabbie mobili dell'anoressia.


Di seguito elenchiamo alcuni suggerimenti e accorgimenti, forniti da un esperto della nutrizione, che possono dunque aiutare nel processo di recupero del peso.


Apporto calorico più vicino possibile a quello normale, senza troppe pretese! La dieta per l'anoressia deve opporsi ad un rifiuto totale di mangiare, ragion per cui, talvolta, un solo cucchiaio di minestra in più rappresenta una grande conquista. Bisogna quindi cercare di portare passo per passo, con piccoli sforzi ogni giorno, il paziente ad un regime calorico sano ed equilibrato. Bisogna tener presente che, quando il paziente mette in atto rifiuti molto aggressivi o disperati, in realtà è il disturbo stesso a parlare. Frazionamento dei pasti in porzioni molto piccole e digeribili. Lo stomaco dell'anoressico è spesso di dimensioni e funzionalità ridotta. Ammesso che il soggetto accetti di mangiare, sarebbe utile che non avvertisse sensazioni negative di pienezza gastrica o difficoltà digestiva. Sono queste sensazioni sgradevoli che innescano i sensi di colpa, la vergogna e la conseguente ricaduta nel rifiuto del cibo. Nelle prime fasi è necessario quindi che gli alimenti siano cotti al naturale (lessi, al vapore, bolliti, ecc.) e con pochi grassi aggiunti. Sono utili, perché più digeribili e più facilmente ingestibili, i cibi in forma liquida (semolino, passati di verdura, minestrone, ecc). Si consiglia inoltre di frazionare il cibo in tanti piccoli pasti. Il pasto più importante (in termini di qualità e quantità) deve essere il pranzo, poiché la poca attività svolta dopo cena può far scaturire preoccupazioni, ansie, e sensi di colpa. Inserimento graduale degli alimenti. È importante far capire al paziente anoressico che è lui stesso a decidere come mangiare e a imporsi un particolare tipo di dieta. Nelle prime fasi, se ancora non si ha a disposizione un piano alimentar ad hoc, si consiglia di concordare insieme al paziente in precedenza il menù per tutta la settimana. Questo consentirà al paziente di percepire la possibilità di controllo sul cibo e di sentirsi rassicurato. Ricordiamo l'assoluta necessità di rivolgersi quanto prima ad uno specialista che sappia fornire indicazioni su quantità e qualità del cibo personalizzati per ogni caso.


Risvolti educativi/comportamentali

Il Disturbo da Anoressia Nervosa ha risvolti e conseguenze psicologiche consistenti e difficili da contrastare. L'ossessività nei confronti del cibo, l'alterata percezione delle forme e del proprio peso corporeo, la necessità di mantenere un controllo eccessivo su tutti gli aspetti della propria vita, si radicano in profondità nella mente della persona.


La malnutrizione porta con sé numerose conseguenze sul piano psicologico:


  • cambiamento del modo di pensare (aumento dell’ossessività)

  • bassa autostima

  • distorta percezione del proprio corpo

  • sentimenti di vergogna, sensi di colpa, senso di fallimento

  • isolamento sociale

  • danneggiamento della concentrazione e dell’attenzione

  • pensiero inflessibile e rigido, estremo senso del dovere

  • perdita di contatto con i propri desideri, mancanza di motivazione

  • disturbi dell’umore (umore molto basso)

  • disturbi d’ansia

  • disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti)

  • utilizzo di rituali per rassicurarsi (eccessiva programmazione delle attività della giornata ecc.)


Bisogna ricordare che questi disturbi non sono disturbi a sé stanti, ma sono fortemente connessi e dirette conseguenze della malnutrizione. Bisogna dunque ricordare e sottolineare anche al paziente anoressico come tutte queste difficoltà, tutte le emozioni negative e i vissuti terribili che sta affrontando si possono risolvere semplicemente con la normalizzazione del peso. La sua personalità, il suo io, la sua voglia di vivere, emergeranno di nuovo in modo facile e naturale con la normalizzazione del peso.


Rivolgersi ad uno psichiatra.

Come detto in precedenza, per affrontare questo tipo di disturbo è necessario creare una rete di protezione attorno al paziente composta da diverse professionalità. Se i sintomi psicologici (depressione, ansia ecc.) diventano eccessivi e il paziente non riesce a progredire nel suo percorso di riabilitazione perché schiacciato dalla componente emotiva o cognitiva è bene rivolgersi ad uno psichiatra. Sarà lui a consigliare la terapia farmacologica migliore per contenere questa sintomatologia e sostenere il paziente nel processo di cambiamento.


Di seguito vogliamo fornire alcune indicazioni su come poter affrontare con un paziente anoressico i momenti dei pasti e come far fronte ad alcune conseguenze psicologiche del disturbo alimentare.


Dialogo.

L'isolamento sociale e il tentativo di richiudersi verso se stessi è un tratto tipico del disturbo alimentare da Anoressia Nervosa. E' dunque importante promuovere il dialogo, porsi in una condizione di ascolto non giudicante. Il paziente deve poter percepire di non essere solo, di poter liberamente esprimere come si sente, di essere ascoltato e accolto. E' necessario "normalizzare" i vissuti di colpa, di frustrazione, di ansia e di fallimento, ma anche proporre una visione ottimistica di poter affrontare tutto questo. E' bene aiutare il paziente a restare nel momento presente, nel qui ed ora, concentrandosi sugli aspetti positivi e rinforzando con entusiasmo ogni piccolo traguardo raggiunto.


Spesso cresce in noi la frustrazione nel vedere che il paziente sembra fermo, incapace di fare anche il minimo sforzo per guarire.

Bisogna tener presente che il DCA è molto forte e difficile da affrontare.


Indichiamo alcuni errori che si possono commettere nel tentativo di aiutare un paziente anoressico:


- Fare considerazioni sulle difficoltà della vita o effettuare confronti come “c’è chi soffre più di te”o “vedi che queste persone avevano problemi ben più gravi e li hanno risolti?”. Queste affermazioni non confortano il paziente, bensì sminuiscono e svalutano la sua sofferenza. Non esiste una misura del dolore, nessuna sofferenza ha più dignità o ragion d'essere di un'altra. Sapere che c'è qualcuno che sta peggio non è per nulla consolante.

Ciò che possiamo fare è accogliere la sofferenza del paziente anoressico, normalizzare i suoi vissuti, porgere il nostro orecchio attento e non giudicante. Meglio dire frasi come: "so di non poter capire appieno quello che provi, ma se ti va posso ascoltarti e insieme sono sicuro che ce la faremo!” oppure "devi fare del tuo meglio per prenderti cura di te stessa, io non ti lascio sola, sono qui con te" o ancora "è vero che tutti abbiamo dei problemi, ma ognuno lo vive a modo suo, hai voglia di raccontarmi tu cosa senti e cosa pensi?" e anche "non ci sono sofferenze stupide o meno importanti, tu hai la tua e insieme ce ne occuperemo". - Appoggiarsi al senso di colpa come “ma ti rendi conto di quanto fai star male i tuoi genitori comportandoti in questo modo?” o ancora "sei egoista e viziata! Ci sono problemi ben più gravi del tuo peso o del tuo corpo!".

Non si sceglie di vivere un Disturbo Alimentare. Il rifiuto del cibo non è un capriccio e non è una scelta razionale. Si fonda invece su difficoltà e problemi psicologici ben più profondi, e non risolvibili tramite il senso di colpa. Se non si riesce a comprendere come possa un pensiero all'apparenza così superficiale condizionare a tal punto la vita di una persona è possibile esprimerlo, in modo non giudicante con frasi come: “Non riesco a capire perché sia così importante per te il peso o la forma del tuo corpo in questo momento, me lo puoi spiegare?” o "che cosa significa avere le cosce piccole o la pancia piatta per te?".

- Proporre frasi sulla forza di volontà come “non è che non ci riesci, è che non vuoi!" o ancora "ti piace fare i capricci e basta, non ti si sta chiedendo tanto!". In realtà chi ha un DCA ha un'estrema forza di volontà, tanto forte e tanto irrigidita da annullare la percezione fisiologica del senso di fame e sazietà. Di nuovo, non si sceglie razionalmente di non mangiare, non è un capriccio e non è un piccolo sforzo quello per uscirne. Per sostenere la motivazione del paziente è bene comprendere ed accogliere l'ambivalenza del cambiamento (è positivo, fa stare bene ma fa anche tanta paura). Si può quindi utilizzare frasi come: "immagino che possa far paura cambiare, ma puoi scegliere tu il modo, che ti faccia stare bene!" o ancora "io non ti lascio da sola di fronte a questa paura, quando sentirai di non farcela puoi dirmelo e ci sosteniamo a vicenda!". Tentare di consumare i pasti in compagnia. La convivialità è un fattore preventivo verso l'anoressia nervosa, anche perché in occasione dei pasti si insinua nella mente del paziente un pensiero ossessivo sulle calorie e sull’effetto negativo che quel cibo avrà sul suo corpo. Inoltre, così facendo, l'anoressico non può nascondere i cibi o praticare il vomito autoindotto. E' una correzione molto difficile da attuare poiché, spesso, il soggetto avverte una forte vergogna o paura di mangiare davanti agli altri. Mantenere dunque un atteggiamento non giudicante, cercando di distrarre con leggerezza e senza pretese l’anoressico dal suo schema ricorsivo di pensiero.


Atteggiamento non aggressivo.

Il pasto dev'essere proposto con delicatezza, senza imposizioni che potrebbero scatenare un rifiuto istantaneo. D'altro canto, l’anoressia si manifesta con un temperamento difficile da gestire. Di fronte a proteste (anche teatrali) o rifiuti disperati (pianti, urla ecc.) è bene mantenere un atteggiamento deciso (non aggressivo) ma sereno.

In occasione di momenti particolarmente difficili può essere utile interrompere il pasto, affermando che non c’è fretta di terminarlo, invitare l’anoressico a calmarsi (magari con esercizi incentrati sul respiro), rassicurarlo, incoraggiarlo, complimentarsi ampiamente con lui ogni volta che raggiunge un piccolo successo.


Sostenerlo, rassicurarlo, con frasi come: - “So che è molto difficile per te, ma sono sicuro/a che puoi farcela!” - “Capisco quanto possa essere brutto in questo momento pensare al cibo, ma non sei sola, pensiamoci insieme!” - “Sei stata bravissima e coraggiosa ad affrontare le tue difficoltà! Ora sconfiggiamole insieme, mangiamo ancora un boccone” - “Sai che il disturbo è molto forte, e alle volte può prendere il sopravvento, ma noi non ci facciamo abbattere!” - “Ricordi quella volta che siamo andati a mangiare ed è successo che…” Consentire l’attività fisica L’anoressico utilizza una esagerata attività sportiva come compensazione per l’ingerimento di calorie e la paura di prendere peso. Tuttavia l’attività fisica, purché conservi certe caratteristiche, non è da vietare. Il movimento favorisce la ripresa di un tono muscolare sano, consente la percezione positiva del corpo e incrementa il tono dell’umore. Dopo i pasti, se si ha la possibilità, si può accompagnare l’anoressico a svolgere un po’ di movimento sano e controllato, purché questo conservi certe caratteristiche: una sola volta al giorno (non dopo ogni pasto!), che sia un’attività molto leggera, che sia percepita come desiderabile. Vi sono numerose attività che possono far bene sia al corpo che alla mente: - Camminata, non più di 30’ al giorno - Yoga - Mindfulness Si può anche consentire al paziente di svolgere un'attività per lui consueta, purché essa venga percepita come un momento di svago e non come un obbligo per il controllo del peso. Si consiglia inoltre di non consentirla per un tempo prolungato, poiché il fisico già debilitato potrebbe risentirne ulteriormente.



Dott.ssa Noemi Taddio

 
 
 

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